Stiamo lentamente perdendo la nostra memoria storica. Ogni anno qualcosa viene cancellato, modificato e non se ne tiene più traccia. Questa nuova “cancel culture” sta creando un nuovo mondo senza ricordarsi da dove arriviamo.
Le opere VETA nascono da questo principio più di 10 anni fa, quando ancora questo fenomeno non era ancora così presente e vogliono rappresentare un punto fermo dell’esistenza come riflessione per le nuove generazioni sul ruolo del media e come impatta sulla nostra vita, mutando forma ma rimanendo sempre passivo. Ed è così che, utilizzando i colori, possiamo invece influenzare le nostre emozioni per scegliere come vivere la nostra vita, senza costrizioni esterne.
Il ritrovamento di un testimone silenzioso

Ricordo il momento in cui ho trovato un televisore degli anni ’70 abbandonato. La polvere copriva il mobile, lo schermo era spento e il tubo catodico occupava ancora il centro della struttura. Era un oggetto fermo, ma conservava una presenza precisa.
Io non vedevo un apparecchio fuori uso. Vedevo un testimone silenzioso delle case in cui la televisione riuniva persone, scandiva orari e portava immagini da luoghi lontani. Quel corpo aveva perso la funzione originaria, non il proprio valore culturale.
Tv d’epoca degli anni ’50, ’60 e ’70 con un incredibile design iconico esprimono un’idea del futuro costruita nel passato. Forme, manopole e cornici raccontano il rapporto che una generazione aveva con la tecnologia. Cancellare questi oggetti significa perdere una parte di quel racconto.
Il media cambia, la sua presenza resta
La televisione ha mutato formato. Dal tubo catodico è passata agli schermi piatti, poi ai contenuti distribuiti su dispositivi personali. Il media continua però a entrare nella vita quotidiana in modo passivo: riceve un segnale e lo consegna allo sguardo.
È qui che nasce la riflessione di VETA. Se lo schermo ha orientato abitudini, desideri e conversazioni, la sua trasformazione può interrompere quel flusso e renderlo visibile. L’oggetto smette di trasmettere programmi e comincia a restituire memoria.
La tutela di apparecchi, documenti e testimonianze audiovisive trova un riferimento concreto anche nel lavoro del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Conservare la cultura materiale permette di leggere il cambiamento attraverso oggetti reali. Una scocca, un comando o uno schermo raccontano ciò che una descrizione astratta lascia fuori.
Per me, la cosiddetta “cancel culture” riguarda anche questi gesti minimi. Gettare ciò che appare superato, sostituirlo senza osservarlo, dimenticare il contesto. VETA prende posizione attraverso la materia: ciò che resta viene riconosciuto e riportato nello spazio contemporaneo.
Luce, forma ed emozione

La trasformazione comincia con lo svuotamento. Apro il televisore, separo le parti e lavoro sulla struttura che può essere recuperata. Ogni passaggio richiede attenzione, perché un oggetto costruito decenni fa porta segni, materiali e soluzioni differenti.
Il tubo catodico viene rimosso e il volume interno torna accessibile. Seguono la pulizia e il controllo della scocca, delle aperture e degli elementi esterni. Non cerco di cancellare ogni traccia: alcuni segni rendono leggibile il tempo trascorso.
Quando lo schermo smette di trasmettere immagini, il suo vuoto può diventare uno spazio di scelta.
Il processo materico non è un semplice smontaggio. È il punto in cui decido che cosa conservare e come rispettare il design iconico dell’apparecchio. La forma originale rimane riconoscibile, mentre la funzione cambia in modo netto.
Il sistema VETA Light entra nella scocca
Dopo la preparazione integro il sistema VETA Light. La luce prende il posto del segnale televisivo e occupa lo spazio prima destinato all’immagine elettronica. Comincia così la trasformazione artistica.
La cornice dello schermo diventa una soglia luminosa. VETA diventa un portale senza tempo, dove vecchio e nuovo trasformano simboli e forme. Il televisore non imita il passato e non viene nascosto sotto una funzione estranea.
Luci, colori ed emozioni definiscono il nuovo rapporto con l’opera. Attraverso la cromoterapia, il colore modifica la percezione della scocca e dell’ambiente vicino. Una tonalità calda raccoglie lo sguardo; una tonalità fredda cambia il ritmo visivo della stanza.
La scelta cromatica restituisce una parte attiva a chi vive lo spazio. Il vecchio media riceveva contenuti decisi altrove; VETA permette invece di scegliere il colore che accompagna un momento. È un passaggio concreto, visibile ogni volta che la luce cambia.
Questa ricerca ha incontrato anche il contesto espositivo bolognese, come documenta il Comunicato Stampa, VETA for ArteFiera2020 @AgSpalding Bros. Il rapporto tra memoria e presente acquista un significato ulteriore quando l’opera entra nei luoghi dedicati all’arte.
LIGHTS FOR TIMELESS LOVERS: oltre il restauro

LIGHTS FOR TIMELESS LOVERS nasce più di dieci anni fa per trasformare televisori d’epoca degli anni ’50, ’60 e ’70 in opere luminose VETA. Il progetto conserva il design iconico e affida alla cromoterapia una nuova funzione. Il passato resta visibile, ma torna a produrre esperienza.
VETA diventa un portale senza tempo, dove vecchio e nuovo trasformano simboli e forme. Il televisore, da oggetto passivo, diventa una presenza luminosa capace di influire sulla percezione dello spazio. Non trasmette una storia già montata: rende disponibile un campo di colore.
Sostenibilità a prova d’arte
L’upcycling evita che una scocca ancora significativa venga trattata come un rifiuto indistinto. Il recupero non si limita a prolungare la vita dell’oggetto: ne aumenta il valore culturale attraverso una funzione diversa. Questa è la Sostenibilità a prova d’arte di VETA Light.
Ogni televisore recuperato pone limiti reali. Le dimensioni non si possono ignorare, i materiali chiedono interventi specifici e i segni d’uso orientano le scelte. Io lavoro dentro questi vincoli, perché la trasformazione mantenga un legame leggibile con ciò che esisteva prima.
Le opere luminose presentate per la Bologna Design Week 2018 sono richiamate nel Comunicato Stampa Bologna Design Week 2018 @ Dynamo Velostazione. Il progetto collega così il riuso alla cultura del design e al territorio di Bologna.
L’upcycling diventa anche un atto di resistenza alla sostituzione automatica. Recuperare richiede tempo, selezione e responsabilità. Significa riconoscere che l’innovazione può partire da una forma esistente, senza cancellarne la provenienza.
About Christian DeLord
Christian Carlino, in arte DeLord, è l’artista che ha dato vita a VETA Light e al progetto LIGHTS FOR TIMELESS LOVERS. La sua ricerca trasforma televisori d’epoca in opere luminose, mantenendo riconoscibili forme e simboli della memoria collettiva.
Attraverso luce e cromoterapia, DeLord porta il media fuori dalla sua funzione originaria. Il risultato è un’opera che unisce recupero, design iconico e riflessione sul modo in cui le immagini incidono sulla vita quotidiana.
Per le nuove generazioni, il messaggio nasce da un gesto osservabile: fermarsi davanti a un oggetto che avrebbe potuto scomparire. Da domani cambia questo. Prima di eliminare una forma del passato, diventa possibile leggerla, conservarla e scegliere quale emozione affidarle.
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Questo articolo è stato redatto con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale e rivisto da una persona prima della pubblicazione.